PFAS : inquinamento in Veneto

PFAS : inquinamento in Veneto

Il Veneto è stato oggetto di una pericolosissima forma di inquinamento : leggiamo qualche stralcio dalla relazione finale della Commissione Parlamentare di inchiesta avente ad oggetto :

RELAZIONE SULL’INQUINAMENTO DA SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS) IN ALCUNE AREE DELLA REGIONE VENETO.

“-La caratteristica, che li rende potenzialmente pericolosi, è costituita dal fatto che si accumulano non nel grasso, bensì nel sangue e nel fegato, rendendosi così biologicamente più disponibili, con lunghi tempi di eliminazione dall’organismo. Inoltre, nella nota anzidetta si sottolinea che sia il PFOS, sia il PFOA possono attraversare la placenta, con la conseguenza che i neonati sono esposti a queste sostanze contenute nel sangue materno

-Le suddette sostanze hanno scarsa tossicità acuta e cronica, ma i loro effetti sono principalmente di natura subletale, comportandosi da interferenti endocrini (in particolare, nel metabolismo dei grassi e avendo sospetta azione estrogenica ) e cancerogena.

-Il tempo di dimezzamento nell’uomo è compreso tra i 2 ed i 9 anni

-Il professor Farinola, nella relazione depositata, sottolinea che esistono varie modalità attraverso le quali le sostanze perfluoroalchiliche possono essere assunte dall’uomo, alcune delle quali anche inattese, quali inalazione (anche in ambienti domestici) e contatto con oggetti contaminati, pur se ovviamente la fonte primaria è costituita dall’ingestione di alimenti e di acqua potabile inquinanti.

La contaminazione degli alimenti è poi essa stessa correlata con quella dell’acqua, sia nella forma ovvia di assunzione di alimenti di origine animale (ad esempio pesce pescato o allevato in acque inquinate),sia attraverso il consumo di alimenti vegetali provenienti da colture irrigate con acque contaminate.

-Uno studio di follow-up ha dimostrato che l’eliminazione dei PFC dal corpo umano avviene lentamente (10 per cento all’anno per gli uomini, 17 per cento per le donne e 20 per cento per i bambini).

Infine, il professor Farinola ha citato alcuni numerosi esempi di studi più particolari allo scopo di dare un’idea della ampiezza dell’indagine, dell’incertezza dei risultati ma, comunque, del grado di preoccupazione che circonda questa classe di composti.

A. Nel 2011 è stato riportato un primo studio sugli effetti neuropsicosomatici dell’esposizione ai PFAS nei bambini. Questo studio suggerisce un’associazione tra l’esposizione ai PFAS e l’impulsività. Sebbene i dati siano significativi, gli autoriritengono che sia necessario estendere lo studio a un campione più ampio.

B. E’ stato anche dimostrato che PFOA e PFOS possono indurre disfunzioni polmonari che esacerbano le iperresponsività delle vie respiratorie indotte da allergeni e infiammazioni.

C. Un primo studio completo sull’effetto dell’esposizione ai PFAS sulla qualità dello sperma umano ha dimostrato che l’esposizione a PFOA è associata a deformazioni della morfologia degli spermatozoi.

D. Uno studio, di cui si è già riferito, condotto dai sotto indicati ricercatori italiani (doc.1245/2) su un gruppo di 38 donne gravide residenti a Roma ha mostrato una correlazione tra la presenza di PFOS e PFOA nel sangue materno e in quello del cordone ombelicale del nascituro, dimostrando di fatto un passaggio degli inquinanti dalla madre al figlio.

A sua volta, Marina Mastrantonio, rappresentante di ENEA, nel corso della stessa audizione del 6 luglio 2016, ha riferito:

1) che i PFAS rappresentano una classe emergente di inquinanti ambientali, ubiquitari, altamente persistenti e rilevabili in tutte le matrici, acqua, aria e suolo;

2) che sono soggetti a bioaccumulo lungo la catena alimentare e che il tempo di dimezzamento nell’uomo è compreso tra 2 e 9 anni;

3) che, nel 2009, il PFOS è stato inserito nell’elenco degli inquinanti organici persistenti, cosiddetti POP, come da allegato B della Convenzione di Stoccolma;

4) che, per quanto riguarda le vie di esposizioni, la principale per l’uomo è rappresentata dall’ingestione di acqua potabile e di cibo contaminati;

5) che tali sostanze non possono essere metabolizzate dai mammiferi, ma solo eliminate mediante escrezione e possono attraversare la barriera placentare e che, all’interno del corpo dei mammiferi, si legano alle proteine e si distribuiscono principalmente nel siero del sangue, nei reni e nel fegato e sono stati rilevati anche nel latte materno;

6) che l’esposizione prenatale è attualmente considerata particolarmente rischiosa per i possibili effetti tossici, in quanto lo sviluppo embrionale rappresenta una delle fasi più critiche, più suscettibili.

Ancora, ha proseguito la rappresentante dell’ENEA, l’esposizione cronica a PFOS e PFOA è in grado di indurre tumore al fegato nei ratti, ma fino ad ora solo il PFOA è stato classificato dall’International Agency of Research on Cancer, lo IARC, come possibile cancerogeno per l’uomo e inserito appunto nel gruppo 2B.

Gli studi effettuati su popolazioni esposte a PFAS, soprattutto attraverso la contaminazione di acqua potabile, indicano delle associazioni tra PFOS o PFOA e, per esempio, la riduzione della fertilità sia maschile sia femminile, la ipercolesterolemia, l’alterazione dei livelli degli ormoni tiroidei, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, anche se alcune evidenze sono controverse tra i vari studi.

Nelle popolazioni residenti in aree altamente contaminate e nei lavoratori esposti professionalmente sono stati rilevati associazione con l’ipertensione in gravidanza, aumenti del livello di acido urico, arteriosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto e diabete.

Per quanto riguarda le patologie tumorali, soprattutto nelle popolazioni professionalmente esposte, sono stati evidenziati incrementi del rischio per il tumore del testicolo, del rene, della vescica, di prostrata, ovaio, mammella, fegato, pancreas, linfoma non Hodgkin, leucemia e mieloma multiplo.

In particolare, nei comuni contaminati da PFAS si registrano in entrambi i sessi eccessi statisticamente significativi per la mortalità generale: un 9 per cento e un 10 per cento in più, rispettivamente, negli uomini e nelle donne. Per le malattie cerebrovascolari, vi è un 22 e un 18 per cento in più, rispettivamente, negli uomini e nelle donne. Per l’infarto miocardico acuto, vi è un 11 e un 14 per cento in più, rispettivamente, per uomini e donne. Nelle sole donne, invece, si sono rilevati eccessi significativi anche per il diabete, con un 32 per cento in più, e per la malattia di Alzheimer, mentre nel uomini vi è una minore mortalità per tumore del fegato, quindi con un RR inferiore a 1 statisticamente significativo.

Questi dati riguardano la zona con superamento PFAS.

-In conclusione, da questo studio emerge che nei comuni contaminati da PFAS vi sono degli eccessi statisticamente significativi della mortalità per alcune cause, che andrebbero valutate con attenzione, in quanto la letteratura scientifica suggerisce una possibile correlazione tra queste patologie e l’esposizione a PFAS. La rappresentante dell’ENEA ha però sottolineato che lo studio epidemiologico effettuato è inidoneo a dimostrare nessi causali tra l’esposizione alle sostanze questione e gli effetti rilevati poiché si tratta di studio su base geografica, e quindi, solo descrittivo.

Per chi volesse approfondire ildocumento è qui

 

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