Moro : documento inquietante

Moro : documento inquietante

Quanto segue è uno stralcio dagli atti della COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL TERRORISMO IN ITALIA E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI istituita con legge 23 dicembre 1992, n. 499, che richiama la legge 17 maggio 1988, n. 172 e successive modificazioni:

“L’onorevole Moro, durante il Consiglio nazionale della DC del 18 luglio 1974, si era pronunziato sull’opportunità di un avvicinamento al Partito comunista ribadendo, in tal modo, l’idea legata alla tesi della «strategia dell’attenzione» che coltivava da tempo.
Nel successivo mese di settembre egli, Ministro degli esteri, arrivò a Washington al seguito del Presidente della Repubblica Giovanni Leone ed ebbe un incontro, alquanto concitato, con Kissinger, all’epoca Segretario di Stato dell’amministrazione Ford, succeduto al dimissionario Nixon.


Nel corso del colloquio Kissinger, senza mezzi termini, intimò al nostro Ministro che gli USA erano decisamente contrari a qualsiasi apertura al PCI da parte della DC, arrivando«a minacciare la revoca di ogni aiuto americano all’economia italiana nel caso la DC fosse venuta meno alla tradizionale chiusura `anticomunista’: in pratica il Segretario di Stato minacciava anche per l’Italia uno sbocco di tipo cileno».


Corrado Guerzoni ricordando l’episodio riferì: «Lo scontro fu talmente forte, aspro e minaccioso dal punto di vista politico chel’onorevole Moro(che anticipò il suo rientro, come è ben noto, a causa del malore che lo colpì nella chiesa di Saint Patrick a New York, e anche perché aveva avuto informazioni di questo infittirsi dell’atteggiamento polemico degli americani rispetto al quale, a suo giudizio, il resto della delegazione italiana non mostrava chiara comprensione delle difficoltà enormi in cui l’Italia si trovava)mi chiamò appena rientrato e mi disse che per alcuni anni si sarebbe ritirato dalla vita politica, cosa che andava detta ai giornalisti. Risposi che mi pareva strano che si dovesse dare una notizia del genere quando in Italia si era alla vigilia, come poi avvenne, di una certa evoluzione politica all’interno della DC che avrebbe portato alla nomina dell’onorevole Moro a Presidente del Consiglio. Egli comunque insisteva nella sua intenzione di ritirarsi dalla politica e nell’esigenza di informare i giornalisti».


Guerzoni proseguì con una sottolineatura degna di nota: «L’intenzione di Moro di abbandonare, per qualche tempo, la vita politica non era una forma di protesta contro il condizionamento cui veniva sottoposto, che gli impediva di svolgere la sua azione politica che mirava alla normalizzazione democratica che passava attraverso il riconoscimento del Partito comunista come partito democratico.In sostanza non è che l’onorevole Moro intendeva lasciare la politica perché venne minacciato di morte, la situazione è ben peggiore, in quanto la minaccia era molto più forte. Si disse a Moro: “Se lei continua così il suo Paese viene strozzato da noi economicamente”.

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